Notte prima del raduno!

HP Team

Ancora, ancora e ancora..

Lo so, potrebbe sembrare strano ma ancora, dopo tanti anni, riesco ad emozionarmi per una uscita in moto..

Pensieri notturni. Nel dormiveglia ricapitolo se tutto andrà nel verso giusto: se la moto è a posto, se i vari accessori elettronici sono carichi.. soprattutto chi saranno i componenti del giro, come saranno e come sarò io con loro.

Il dormiveglia finalmente termina, o forse lo faccio terminare io.

Colazione e tutto il resto; soliti gesti consueti per una giornata che so già essere inconsueta, diversa dalle altre e da tutte le altre uscite dato che ogni uscita in moto è diversa proprio per sua peculiarità.

Finalmente il primo momento che divide questa giornata dalle altre: un odore!

Apro l’armadio ed estraggo dai suoi contenitori la tuta, apro le plastiche e l’odore di pelle mi inebria.. so che lo sentirò vicino e che farà da sottofondo tra i tanti odori che si alterneranno nella giornata ma quello è speciale.

Una sorta di moderna armatura che non difende dai nemici ma dagli imprevisti, una amica, uno scudo contro gran parte delle infauste eventualità ma non solo.. anche un qualcosa che ti fa entrare in un mondo speciale. Il mondo intorno al quale ruoterà l’intera giornata, un mondo fatto di emozioni, di pieghe, profumi, staccate, panorami, accelerate ed esperienza tutte uguali e tutte diverse, narrate davanti al buon cibo condiviso fra amici.

Stivali, casco, guanti, marsupio contenente il poco necessario e sono pronto a dare vita al mezzo che sarà al centro della giornata.

Raggiungo la moto. Solo il lieve cigolio delle plastiche degli stivali, poi Silenzio! Un Silenzio ancora freddo.

Guardo la moto, so che mi porterà lontano, molto più lontano da qualunque itinerario e come un bel libro mi farà navigare sulle onde interiori.

Giro la chiave, il breve sibilo della pompa che mette in pressione gli iniettori squarcia quel freddo silenzio, le spie, gli strumenti che prendono vita sembrano dirti:”Sono qui! Sono di nuovo qui per te! Accendimi! Dai fuoco alla mia anima di metallo!”

Esito un istante. Il dito è sul tasto, pronto ma fermo per un lungo secondo. Lo premo, ed improvvisamente quel rumore del motorino di avviamento, sentito migliaia di volte, sembra nuovo.
Il rombo, la macchina prende vita e con lei, nella mia testa, tutto.. Qualcosa, da qualche parte del mio cervello è in simbiosi, vedo, anzi, Sento dentro, l’albero motore che gira, vedo l’incessante ritmo sussultorio delle valvole, i piccoli fulmini sulle candele; Sento l’aria passare nei condotti di aspirazione, i liquidi che fluiscono dentro i condotti come fossero sangue portatore di vita.
Una vita, certo, non vera nel motore, ma vera dentro di me.

Il ritmo accelera, dopo qualche minuto inizia a placarsi. Il minimo è un orologio regolare che sembra un respiro. Il battito di quel meccanismo, batte all’unisono delle mie sensazioni.

Salgo.

Il rumore dello sfregamento della tuta sulla sella è inconfondibile.

Gesti sempre ripetuti, quasi sempre banali ma ora no. Oggi tutto è, e sarà, diverso.
Innesto la prima e quel “Clanck” di risposta ti fa capire che ci sei, che ci siete. Nulla si frappone ormai e partire è un tutt’uno.

Il mezzo, la moto, trova la sua vera natura, non ti porta.. ti trasporta.
Non trasferisce solamente il tuo corpo da un luogo ad un altro ma ti fa vibrare e sognare mentre lo fa.

Nello specchietto per un attimo par di vedere un metallico riflesso della tuta, come se fosse la antica copia.
Raggiungo senza quasi rendermene conto l’appuntamento; sento la moto e ne saggio le reazioni. So che oggi sarà un giorno speciale per entrambi perché, come detto, ogni uscita è speciale.

Il giro di saluti, i visi conosciuti, tranquillizzanti e le nuove persone da scoprire. Tutti animati dalla comune passione; chi più, chi meno, come è giusto che sia.

Si parte e so già che ne varrà la pena, so già che quando riporrò la moto dopo l’appagante giro, la guarderò, ringraziandola del lavoro svolto e di quello che mi avrà saputo donare.

Spesso un pensiero lo mando al responsabile di quel progetto, al capo ingegnere che ha sviluppato quel mezzo, forse lui non immaginava che mi avrebbe fatto vivere così tante emozioni, oppure forse si..
in cuor suo durante le notti ove rifletteva, nel dormiveglia se quel progetto avrebbe girato a puntino..
Proprio come me durante la notte appena trascorsa.

 

Enrico

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