L’Isola che non c’é_03 Aprile 2016

 

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“L’Isola che non c’é” invece c’era eccome, ma anziché arrivarci volando sui tetti di Londra in camicia da notte, lo abbiamo fatto attraversando la Maremma, vestiti di pelle. Così, come Peter Pan, siamo stati di nuovo eterni bambini alle prese con il nostro gioco preferito, insieme a tutti quelli che continuano a credere nelle favole. Ad andatura frizzante, l’orchestra composta da ben trentacinque elementi, ha eseguito i moltissimi brani dell’ampio repertorio di “valzer tra le colline”, nonché alcuni inediti “heavy metal di misto stretto”, che hanno lasciato strascichi di adrenalina negli stessi esecutori. Il finale, degno di un’opera straussiana, si è consumato con vista sul mare e soddisfazione del palato. A grande richiesta, poi, un lungo brano di ritorno, “allegro ma non troppo, ma forse qualcosa di più”, che ha contraddistinto la chiusura del concerto. In effetti non eravamo partiti da qui, ma nelle favole tutto può accadere.

GiÒvanni

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