Barnstormer@

Ciao a tutti, mi presento… mi chiamo Barnstormer.
Lo so, e’ un nome strano, soprattutto per una moto e non so neanche come gli sia venuto in mente.
(barnstormer(assalitore di fienile) letterale: tempesta nel fienile, pilota da circo, quelli che raccoglievano un fazzoletto da terra con la punta dell’ala dell’aereo in volo, reduci della 1^ guerra mondiale che al posto della liquidazione ritirarono l’aereo con il quale volavano dandosi ai battesimi dell’aria presso paesi sperduti nelle campagne americane, scambiando un volo per una dormita nel fienile sotto l’ala del proprio aereo)
So solo, che circa 11 anni fa il mio padrone mi ha attaccato questo nome al culo e da li non si è più levato…
Ma cominciamo dall’inizio…
Siamo a marzo 1998, un inverno freddo… ma molto freddo!
La mattina il negozio apre come sempre e comincia un andi e rivieni di sorelle e cugine, un po’ ammaccate, un po’ doloranti… che raccontano di come la sera prima la strada si fosse gelata diventando una vera e propria pista di pattinaggio…
“Dovevi vedere! Non riuscivo neanche a stare diritta! E quel cretino che continuava ad aprire il gas! Tanto non e’ lui a finire per terra… lui salta via ma il muso me lo rompo io!…”
Cosa non avrei dato per poter vedere anch’io, toccare con gomma… ma il mio posto era in vetrina… almeno per ora.
“Non ti scoraggiare, con questo tempo e’ meglio stare al calduccio. E poi vedrai, con la primavera arriverà qualcuno pronto a divertirsi un po’, e allora la strada sarà tua. Vedrai, le piste, le grattate alle pedane, e le impennate! Ti divertirai!!!”
Cosi mi armai di pazienza, e intanto ascoltavo i discorsi delle altre e sognavo del mio futuro. Già
mi vedevo, nelle mani di uno di quei ragazzotti che danno di gas, amano la velocità e vanno pure in pista. Mi aspettava una vita spericolata, da vera sportiva…! Ma quella sera, quando vidi quel quarantenne entrare nel negozio… mi prese un groppo e sapevo che i miei sogni sarebbero
naufragati nel nulla.
Non ebbi neanche il tempo di ribellarmi. Il lunedì sera mi vide e parlò con il gestore del negozio. La mattina dopo portò l’assegno. Il giovedì avevo la mia targa appiccicata sulle terga… E il sabato, quel lontano 20 marzo, con i brividi di freddo e di paura che mi scorrevano ovunque, lasciai la sicurezza del negozio per affrontare il mio destino.
Lo ammetto, i primi mesi furono un vero shock. All’inizio dividevo un box buio con una motina e una Toyota land cruiser. Ci stavamo strette, ma almeno non ero sola. La motina raccontava di strane imprese (piu’ di 500km in un giorno… e io pensavo “che bugiarda!!!”) ma anche la macchina raccontava di lunghi viaggi a macinar chilometri, e di strade percorse ad alta velocità… e poi capii… il mio destino non solo era nelle corse, nelle pieghe folli e nelle gare in pista… ma anche nei tanti
chilometri di noioso asfalto. Mi sentii male.
Così, ogni volta che tornavo al negozio per fare il check-up le altre raccontavano delle loro impennate e di quanto fossero andate veloci, e quando chiedevano a me quali prodezze avessi fatto… gli parlavo del Passo Brallo fatto con la neve, del tramonto a Chiavari in compagnia di
un GS, del traghetto sul lago e la stradina sporca di ghiaia lungo quella valle incantata, e di quante amiche mi fossi fatta… BMW, Yamaha, Ducati, e molte ancora. Mi guardarono male, come se avessi bestemmiato, e io mi sentii morire dentro. Mi sembrò uno spreco vedere tutti quei posti, e avere il tempo per godermeli. Mi sentivo una fallita, incapace di gridare al mondo chi fossi veramente: una sportiva da gara! Ma poi, ogni volta che uscivo dal negozio e ritornavo su quelle
strade, mi ritrovavo di colpi su altri passi innevati, in mezzo a campi fioriti di girasoli, in fondo a gole incantate… e piano piano capii che a me, tutto sommato, piaceva così.
Poi un giorno, a sorpresa, entrai in pista. C’erano altre 24 moto, divise in gruppi…! Fu un giorno incredibile, di pura adrenalina. Finalmente anch’io sentii il vento, quello vero della velocità, e riuscii anche a grattare entrambe le pedane. Come pure quei peletti che mi fanno tanto il solletico, quelli sulle gomme… anche quelli sparirono!!!!
Il mio sogno si era avverato, ero come tutte le altre!
… Ma lo ero veramente?
Qualche tempo dopo mi capitò di nuovo di parlare con alcune di queste “smanettone”, e mi accorsi che la realtà era diversa… Certo loro impennavano, piegavano, e correvano… da casa all’ufficio, da casa al bar, dall’ufficio al bar. Ma loro non avevano mai visto una serie di tornanti, l’alba sorgere sull’appennino, percorso il Pordoi alle 2 di notte oppure viaggiare oltre i 150 con la strada trasformata in torrente per fuggire dal temporale, non avevano mai sentito la pioggia battente per tutta una lunga giornata di chilometri. A dire il vero, più si facevano belle e lucide e si vantavano delle loro prodezze, più nascondevano la loro frustrazione. Invece, le altre, quelle un po’ sporche di fango, tranquille, con la faccia vissuta…
quelle che se ne stavano in disparte nell’angolo, loro sapevano di cosa parlavo, perché anche loro avevano nel cuore lunghi viaggi lungo strade sconosciute. Alcune addirittura erano andate fino alla fine della terra, a nord, o sulle dune di sabbia nel deserto.
E loro mi guardavano in un modo speciale, e capivo, che non avevo nulla di cui vergognarmi.
Erano come le mie tante compagne di viaggio, erano delle moto, come me.
Beh, oramai, sono passati 132000 chilometri da quel famoso sabato mattina (132654 per l’esattezza!) e credo che per nulla al mondo tornerei indietro per farmi adottare da un centauro smanettone.
Certo, il mio padrone generalmente non va forte come va in pista, e qualche volta mi ha anche fatto cadere ma io non lo giudico per questo. E poi, ogni tanto, mentre non lo guardano, impenna.
Io spero di avere ancora molti chilometri da fare con lui. Secondo me siamo una bella coppia, affiatata. Cerca sempre di farmi fare strade nuove, e si diverte a portarmi su stradine tortuose facendomi credere di essere una moto da enduro (sostiene di non saper leggere le cartine e di perdersi in continuazione… io invece penso che lo faccia apposta, secondo me da giovane faceva cross!)
Certo, non mi spiacerebbe piegare e correre più spesso, ma va bene anche così.
Ripenso a ogni centimetro d’asfalto che abbiamo fatto insieme, e so che non ne avrò mai abbastanza…
Così, quando mi capita di sentire moto che hanno un decimo della mia età e dei miei chilometri, vantarsi di quanto impennano, piegano e corrono… io sorrido, e passo oltre…..io so che ho visto e vedrò cose che loro neanche si immaginano….
Lampeggi,
Barnstormer

Prospero Gambone

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