Il Kawaliere nella Valle del Nera@

Il piacere di guidare tra vecchie statali sinuose disegnate su monti verdi ed antichi dove alberi secolari , paludi e ruderi vengono trafitti dalla tiepida luce solare di questo sabato. Le strade sono deserte e il fiume Velino ci accompagna lungo le sue sponde verso le Macchie Alte di Labbro come fosse un galante maggiordomo. Le vette bianche del Terminillo incutono rispetto e timore. Sopra di noi un cielo plumbeo e minaccioso la illumina. Lei, unica regina di questi antichi luoghi: la Valnerina. Disegnata su paesaggi bucolici e fiabeschi; immersa in una languida nebbia bassa che si unisce al fumo dei camini accesi e alla fioca luce, si staglia immensa dinanzi i nostri occhi. Il lungo abbraccio nebbioso tra Ripa Sottile e Lago Lungo crea un ponte soffuso tra i due gemelli d’acqua; l’odore di rugiada e legna arsa trasformano questo pomeriggio in un viaggio inconscio alla scoperta della vera bellezza. Una natura misteriosa ed arcana tinta di rosso, verde, porpora e azzurro ci mostra il suo fascino che lentamente cresce ad ogni curva, ad ogni borgo, ad ogni prato come fosse un allegro cantastorie. Il nostro fedele destriero è spavaldo e ruggente e cavalca fiero su chilometri di asfalto, trasmettendoci costantemente sicurezza e pace. Anch’egli quest’oggi è inebriato di magia.
Le strade deserte, i colori pastellati, l’aria frizzante e i prati umidi rendono questo affresco vivo un frutto prelibato per la nostra memoria. Ci fermiamo un attimo: un agricoltore ci saluta quasi fossimo degli amici di vecchia data mentre un cane assonnato ci osserva silenzioso a bordo strada. Giusto il tempo di un sospiro; mi fermo; osservo gli occhi di mia moglie. Non serve parlare. Qualsiasi parola sarebbe incompleta. L’incanto ci circonda. E’ un profondo momento di intimita’. Montiamo sul nostro destriero nero, salutiamo con un sorriso la “Regina” e spariamo veloci l’orizzonte.

 

Dario Grillo