L’ISOLA CHE PROBABILMENTE NON C’ERA

Ma se l’isola non c’era, dove stavamo andando? Mah, la risposta non è facile, sembra però che la ciurma ne sia uscita divertita e soddisfatta. La solita accozzaglia di pirati e di corsari, strappati alle bettole dei bassifondi, è stata richiamata nuovamente all’ordine da Capitan Immoto!, degno erede di una stirpe di sporchi capitani. E dunque, con spirito arrembante e piratesco, la variopinta brigata si è spinta ai limiti del conosciuto, alla conquista della maremma bucaiola. Niente ha potuto la tramontana di febbraio contro la corsa inarrestabile della feccia dueruotista, impavida e bramosa di misteriosi tesori. Duemilasettecento curve si sono susseguite, divorate senza la minima pietà, mentre le lunghe lingue d’asfalto, che sembravano godere di vita propria, hanno ceduto alle accelerate furibonde inflitte dai filibustieri. Un pensiero va al gruppuscolo di pendagli da forca, ostinati a mantener la prua, tra scintillii di sciabole ed esuberanza di cavalleria, con cui ho diviso gli oneri e gli onori dell’ennesima avventura. Ecco allora la masnada tutta, giunta all’agognata isola che non c’era, che non c’è e che forse non c’è stata mai.

 

Giovanni Tortora

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