Il Kawaliere nella Valle del Nera@

Il piacere di guidare tra vecchie statali sinuose disegnate su monti verdi ed antichi dove alberi secolari , paludi e ruderi vengono trafitti dalla tiepida luce solare di questo sabato. Le strade sono deserte e il fiume Velino ci accompagna lungo le sue sponde verso le Macchie Alte di Labbro come fosse un galante maggiordomo. Le vette bianche del Terminillo incutono rispetto e timore. Sopra di noi un cielo plumbeo e minaccioso la illumina. Lei, unica regina di questi antichi luoghi: la Valnerina. Disegnata su paesaggi bucolici e fiabeschi; immersa in una languida nebbia bassa che si unisce al fumo dei camini accesi e alla fioca luce, si staglia immensa dinanzi i nostri occhi. Il lungo abbraccio nebbioso tra Ripa Sottile e Lago Lungo crea un ponte soffuso tra i due gemelli d’acqua; l’odore di rugiada e legna arsa trasformano questo pomeriggio in un viaggio inconscio alla scoperta della vera bellezza. Una natura misteriosa ed arcana tinta di rosso, verde, porpora e azzurro ci mostra il suo fascino che lentamente cresce ad ogni curva, ad ogni borgo, ad ogni prato come fosse un allegro cantastorie. Il nostro fedele destriero è spavaldo e ruggente e cavalca fiero su chilometri di asfalto, trasmettendoci costantemente sicurezza e pace. Anch’egli quest’oggi è inebriato di magia.
Le strade deserte, i colori pastellati, l’aria frizzante e i prati umidi rendono questo affresco vivo un frutto prelibato per la nostra memoria. Ci fermiamo un attimo: un agricoltore ci saluta quasi fossimo degli amici di vecchia data mentre un cane assonnato ci osserva silenzioso a bordo strada. Giusto il tempo di un sospiro; mi fermo; osservo gli occhi di mia moglie. Non serve parlare. Qualsiasi parola sarebbe incompleta. L’incanto ci circonda. E’ un profondo momento di intimita’. Montiamo sul nostro destriero nero, salutiamo con un sorriso la “Regina” e spariamo veloci l’orizzonte.

 

Dario Grillo

Culodiferro@

“quando mi chiamavano “culodiferro”

ricordi di un viaggetto del 2002…
(Roma-Arabba-Lienz-Budapest-Vienna-Roma)

L’autostrada per l’Italia scivola sotto il sole, scivola fra frutteti e vigne, cerca l’Europa nel caldo di agosto.
Mezzocorona, Bolzano, Trento, Rovereto, sto scendendo la val d’Adige da solo, come un salmone che torna al mare, il viaggio di ritorno alla sorgente del viaggio.
Vado dove l’autostrada sta ancora nelle fiabe o nei racconti dei giornali, segna l’identità di fiumi o foreste.
Oltralpe, dove si chiama autobahn, l’autostrada è un nastro di asfalto steso senza tanti collegamenti minori.
Penso questo mentre percorro il viadotto (con jumping annesso) del Brennero, sono muto dietro la visiera mentre percorro questa valle che spacca le Alpi a metà, anche la visione laterale è stupenda. C’è il rumore del fiume (lo immagino) il vento del nord che scende e parla di grandi tempeste della storia, il profumo di segherie e di kuemmel. L’isarco, la val di Fleres con i ghiacciai. Nomi antichi: Malles, Truibulain, Elboegen, Steinach, Brennero.
Quanto è più facile viaggiare al nord. Penso ai viaggi di Anna Karenina:
“Ed ella aprì lo sportello; la tempesta ed il vento le si precipitarono incontro”
La realtà è il ricordo del vento fottuto incontrato durante l’andata, schiaffoni che spostano di mezzo metro anche viaggiando oltre i 180 ; durante un sorpasso, nel tratto poco prima di abbandonare l’Austria per entrare in Ungheria, il vento e lo spostamento d’aria dell’autotreno mi fa derapare con entrambe le ruote…
Come sono finito quì?
La fuga al nord inizia domenica 11 agosto da Roma, ad Arabba si scende.
Io e gli altri due compagni di avventure (Giampiero e Luca) vogliamo trattarci bene, decidiamo di riposarci anche lunedì, vogliamo andare a vedere come funziona l’altro mondo.
Forse vogliamo solo imbrogliare le carte.
Calcoliamo attentamente i chilometri e la strada da fare. Da Arabba strada statale fino a metà Austria poi autobahn, statale attraversando parte dell’Ungheria poi autostrada fino a Budapest.
Quando la notte, vedo i ponti del Danubio, ripenso ai treni per Auschwitz.
Qui il tempo sembra fermarsi.
Le Ore non hanno più senso per noi, le giornate ormai si sono dilatate.
Ci svegliamo intorno le 9 del mattino e andiamo a dormire, generalmente, dopo le 3 di notte.
Solo oggi comprendo il motivo, il nostro non è stato un viaggio, è stato un vagabondaggio, magari di lusso, ma sempre un vagabondaggio.
Non ha il risucchio della fine, l’accelerazione terminale che ti travolge (anche se al ritorno ci siamo fatti il viaggio senza mai scendere sotto i 160.)
Persino la luna quella sera sembrava ferma.
Me ne accorgo sulla strada per Salisburgo.
L’assenza di una meta, il ritmo sincopato, l’andare in cerca di un chissadove, ci ha portato fuori del tempo.
Verso Budapest ogni tappa era una corsa verso l’est, qui no, ogni tratta è un viaggio a sé.
Uno spazio che si apre al mattino e si chiude con il lancio degli stivali sul pavimento della stanza d’albergo.
Mucche pezzate, pecore, pioggia, fiumi che si gonfiano da una sera al mattino successivo, campanili a cipolla, vecchi ricordi asburgici, viennesi tristi, e bulgari sorridenti nella loro ritrovata libertà..
Albeggia…
la pianura finisce …

Quando ripartiamo????

Prospero Gambone

 

Dolomiti@

Dolomiti, domenica mattina.
Domenica mattina, sveglia naturale, quindi il rito della colazione e del minimo cazzeggio con gli amici che, tristemente, stanno preparandosi al rientro, si parla delle cose più varie non affrontando il discorso “che strada fare per tornare a casa”
E’ un essere scaramantico, come cercare di fermare il tempo, si, fermare il tempo nelle cose belle.
… e, in realtà, io non ci volevo nemmeno andare…
poi, le cose che non puoi rifiutare e la teoria dei colori:
“non mi avevi detto che la tua moto è rossa e nera”
“non te l’ho detto perché non lo è, quello che tu chiami nero è il carbonio.”
Lo slalom dell’andata tra nuvola e nuvola, fino a inzupparsi a 5 Km metri da Pedraces.
L’albergo a 2 chilometri perché le cose che non puoi rifiutare,
non essendo immorali e non facendo ingrassare, arrivano fuori tempo massimo.
Il raid in autostrada per andare all’appuntamento con milanesi e bolognesi, che hanno un’ora di ritardo.
E il Venerdì a Montalcino, con il sentiero dei ricordi: la trattoria sotto la torre, dei tempi del club di gentiluomini; l’accademia chigiana, seria e impassibile di fuori per quante ne ha sentite di dentro; e il duomo e il battistero.
E, vedi, l’intera piazza in realtà non è che il disegno di una conchiglia, che si conchiude nella fontana lì sotto, sotto i giapponesi.
E la contrada dell’onda. ho detto onda, non honda… e i resti del cmrn (ciber moto ritrovo nazionale) che avevano fatto, udite udite, ben 400 metri a piedi… da non credere… una vessazione intollerabile…
Il ricordo del parcheggio invaso dalle moto, la danza degli ippopotami di fantasia prima edizione.
E che pure, sarà l’autunno del nostro tremore, mi sembra sempre sul punto di sfociare nel monologo della terza scena del quarto atto dell’Enrico V:
We few, we happy few, we band of brothers;
For he to-day that sheds his blood with me Shall be my brother; be he ne’er so vile,
This day shall gentle his condition: And gentlemen in England now a-bed
Shall think themselves accursed they were not here, And hold their manhoods cheap whiles any speaks That fought with us upon Saint Crispin’s day.
Il discorso alla cena di Sabato al Cmrn, su una sedia e forse recitato veramente.
meno male che non lo sento, sopraffatto dal fragore, perché avrei dovuto millantare una inesistente congiuntivite per frenare una lacrima…
e il caldo allucinante fino alla val d’Adige dove incontro 2 amici toscani :
“Conosco io la strada, seguitemi…..”
E vagare per passi alpini cercando Pedraces…
Io, in realtà, non ci volevo andare, sulle Dolomiti, in quel giugno del 2002..
Il giro di Sabato, il passo Stalle, il Glossglockner, la benzina austriaca, Misurina, i tornanti, la pipì…
la cena…..
Domenica mattina.
Decido di fare i il passo Gardena, il Sella e scendere verso Trento.
partenza tranquilla in solitario..
Arrivo al Gardena, sosta e foto di rito, deviazione per il Sella, mi fermo e tracanno la prima birra di una lunga giornata di sete, fotografia ed ecco che arrivano tutti gli altri.
Si scherza, ci si prende in giro riguardo le moto quindi col tempo che passa inesorabilmente si riparte…
si scende a valle andatura pseudo-turistica intervallata da momenti fermonici da “traffico”
Penso ai Km che devo ancora percorrere, alle strade trentine e lombarde un tempo amiche di gioventù ed alle loro trasformazioni.
“Ecco, questa strada la conosco… Dio, quante volte l’ho fatta…”
Fremono i miei cavalli sotto la dura scorza nera, mentre piano passa il paesino dove il regnante silenzio viene rotto dall’urlare dei pistoni che esplodono. Ecco l’ultima casa, finalmente ora potrò sfogarmi, non ci stavo più dentro. Via! In un attimo, dietro di me il nulla, quel branco di piantati che mi porto appresso è sparito, come se si fossero fermati.
Comunque sia non mi ferma più nessuno!!
Destra, sinistra, gass e ora la DragonDrivers.
Nella staccata sento sul collo l’aspirazione di un altro bicilindrico, ma chi diavolo può essere?
Guardare i retrovisori?
No, fa perdere tempo! Nulla importa non passerà mai!
Spalanco tutto e sento di essere appiccicato all’asfalto… Imbattibile.
Sinistra e ancora sinistra, consumo le pedane e gli stivali, destra sfiorando l’erba con una spalla e tutto il gas nella pancia fa sì che lasci un ricordo nero a chi passerà dopo.
Un’altra staccata, come freno io non frena nessuno!
Ma ecco l’incredibile, la sconosciuta moto mi si affianca, è rossa, e in quell’attimo riesco a scorgere, dietro il suo lampeggiatore destro una minuscola scritta:
“SPS”. NOOOOOOO!! Devo resistere, devo farcela!
Non possono una esigua manciata di cavalli della stessa mandria farmi quest’affronto.
La traiettoria mi è favorevole sono all’interno non può passare.
Ora a tutta carena! Altra staccata, Brembo, Brembo, Dio Dunlop aiutami. Sto facendo i miracoli come solo Mike potrebbe, ma neanche un misero centimetro riesco a guadagnare a quell’infernale mostro rosso. Manca poco al bar che delinea
l’arrivo, un’altra curva e sarò io l’unico. Staccatona decomposta, la ruota posteriore che vorrebbe sorpassarmi,
sbandiera,
saltella,
fa di tutto ..
Dammi, dammi tutto.
Niente l’sps si riaffianca all’esterno.
Sbalordito e impotente la guardo mentre compie l’impossibile, chiudendomi davanti con un’accelerazione degna di una gara di speedway. Mi aggrappo al traliccio che sorregge la targa, sento i colpi provocati dal suo scarico, danno i brividi!
Non mi do per vinto,
non voglio darmi per vinto,
l’insegna del bar all’ingresso di Rovereto mi da per perdente.
Il misterioso pilota mi guarda.
Ormai fermo ho il tempo di riflettere, la visiera a specchio non lascia trapelare nulla, ma chi sarà? forse un pilota da GP o da superbike, non di certo un comune motociclista!
Nello sfilarsi il casco una cascata di capelli cade sulla pelle rossa della tuta.
Una ragazza!?!?! Stupenda! Una ragazza, con il viso di un angelo, non è possibile! sono allibito, stupefatto, sconvolto e impietrito.
Mi si avvicina, mentre io la guardo ancora sconvolto, mi sorride e con voce innocente mi dice:
“Mi sono divertita e tu?”.
Sono pietrificato come se avessi visto il diavolo.
“Dai non fare quella faccia, cosa bevi? offro io!”
dice lei mentre si avvia verso l’ingresso del bar.
Non mi resta che rassegnarmi e col passo di uno a cui hanno rubato la moto la seguo.
Speriamo almeno che riesca farmi dare il numero di cellulare ed a uscirci una sera così mi spiega come fa!
La seguo.
E’ bella, rende anche con la tuta. speriamo di uscirci e se non mi spiega come fa….
Chi se ne frega!
Prospero Gambone

© “Tu chiamale se vuoi …”_26 febbraio 2017

Tante curve, più di mille, una vera abbuffata; molti gli amici ma anche i volti nuovi e le moto, quante! belle, colorate e rombanti. Percorso impegnativo questa millecurve, un misto veloce a tratti martoriato dalle millebuche, ma anche assai gratificante; meravigliosa poi, per chi l’ha fatta, la strada intorno a lago di Corbara, una giostra senza fine, un serpente dall’asfalto perfetto, una trecentocurve all’ora del tè. Sensazioni forti, che mi hanno fatto compagnia nel tempo del ritorno, insieme a un sole, che aveva troppa fretta di andare a riposare.

GiÒvanni

Partenza per Cursula@

Nel territorio comunale di Cascia sorgeva Cursula, centro abitato romano distrutto nel I secolo a.C. a causa delle devastazioni dei popoli barbarici e dei terremoti che da sempre sconvolgono la cittadina e le zone limitrofe.

Lo so, non è un trattato di storia eppure tutto nasce così da ricerche e racconti scoperti in rete e poi comincio a pensare al percorso per il gruppo, alle curve e ad ogni singolo tornante e la mente si libra in volo e tutto comincia ad emozionarmi e con passione comincia la pianificazione. Il tempo è sempre poco per sistemare tutti i dettagli e la domenica si avvicina non resta che rubare il tempo la notte per recuperare J

Ore 6.00 di domenica mattina nel dormiveglia ricapitolo se tutto andrà nel verso giusto: se la moto è a posto, se la mappa del percorso è caricata sul navigatore, se l’ interfono è carico. Un altro beep beep interminabile della sveglia mi desta del tutto, un rapido controllo al cellulare per eventuali comunicazioni dell’ultima ora delle forze dell’ordine o dell’Anas e di corsa a fare colazione ripercorrendo con la mente ogni strada ed incrocio che ci aspetta.

Tante le cose che affollano la mente poi, apro il cassetto, e trovo riposta con attenzione la maglietta rossa degli HP Bikers Team, un sorriso si stampa sul volto e con un gesto quasi liberatorio indosso la maglietta ed è in quel momento che so che andrà tutto bene.

In un attimo sono vestito, imbocco le scale ed eccomi davanti alla porta del garage; scorre la serranda e lei è la ROSSA ad aspettarmi poggiata sul cavalletto quasi a farmi un occhiolino ed a rassicurami che sarà una giornata ricca di emozioni. Il silenzio del garage viene interrotto dal borbottio del bicilindrico un suono che scalda il cuore ed azzera ogni preoccupazione; il casco indossato con estrema meticolosità e via verso l’appuntamento con il resto del gruppo.

La strada scorre veloce e la moto sembra come un bambino che viene portato al parco e ad ogni curva senti la sua gioia cresce. In un attimo sono all’appuntamento come sempre in anticipo, parcheggio la moto e ripongo in casco, ma la solitudine dura poco ed si iniziano a sentire i rumori delle varie moto che arrivano, rumori che conosco bene e dopo poco vedo i sorrisi degli amici che salutano con una gioia che solo chi vive questo mondo può realmente capire. Il tempo dei saluti, un caffè, il briefing tecnico prima di partire, le ultime istruzioni per i Pivot e parte il grido IN MOTOOOO.

Si parte e so già che sarà una bella avventura perché da soli si va veloci ma in insieme si va più lontano.

 

Floriano

© “Invadiamo Amatrice!” – 07 agosto 2016

13880267_10208762158604486_6912520015453041498_n

Trasformare un evento eccezionale in piacevole abitudine, armonizzando i desideri e le aspettative di più di sessanta bambini rapiti dalla voglia di andare in moto, significa che siamo veramente una bella realtà. Ma facciamo un piccolo passo indietro, ore otto e trenta, attraverso una Roma semi deserta, mi fermo ed entro in un bar per fare colazione nei pressi di Ponte Milvio, due coppie sedute ai tavolini mi guardano pensando ad un attacco terroristico, poi capiscono che sono un biker e si tranquillizzano, ma forse non del tutto. Corso Francia, Flaminia, Prima Porta ed ecco il Gruppo. Ore nove, tutti precisi all’appuntamento, accolti dalle efficientissime Biker&Cobiker dello Staff, già presenti con tavolino, tagliandi per il pranzo, magliette d’ordinanza e assaggi di sfogliatelle alla crema!! Per tutto il resto, davvero c’è mastercard. Ore nove e venticinque, briefing tecnico da manuale a cura di Mr. President, oggi più in forma che mai, chiaro e convincente, dopodiché: in motoooo!!! Dunque si va, siamo proprio tanti, ma oramai non ci fa più effetto, il Boss parte a manetta in testa al gruppo con i pivot che gli ronzano intorno come caccia militari a protezione dell’aereo presidenziale; dietro di loro, una scia di cinque chilometri di biker, cobiker, figlie e fidanzate di biker e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno indossa una maglietta con scritto “Invadiamo Amatrice”, invadiamo Amatrice?! … beh, in effetti non ci siamo discostati molto dal concetto. Procure e Presidenze, perfino Governi, avvisati del nostro passaggio, danziamo sulla Val Nerina come uno sciame di farfalle colorate, solo appena più rumorose, poi saliamo di quasi mille metri sopra al livello del mare, l’aria è decisamente più fresca, Leonessa ci saluta e noi ringraziamo. Curve, tante, belle, pastori maremmani e un improbabile avventuriero che finisce nel fosso, fortunatamente senza conseguenze; lo soccorriamo, decide di venire a pranzo con noi e, in segno di affetto, pretende un selfie in compagnia di una delle nostre biker, hai capito l’avventuriero? … Quindi arriviamo ad Amatrice, che già solo il nome ti fa venire fame, poi una mezza manica alla gricia di qua, uno spaghetto amatriciano di la e pure per la panza è stata domenica.

  GiÒvanni

© M-i-s-t-e-r-o_17 luglio 2016

13781749_10208608860212122_3777187635770159396_n

Risolvere il Mistero è stata una magia. Colui che lo ha ideato, fatti i conti anche con l’oste, si è dedicato a pennellar percorsi con dovizia di tortuosità. Gruppo nutrito e vario, quello del Mistero, personaggi diversi di un unico spettacolo, andato in scena il diciassette luglio. Sciame di moto ad andatura più che allegra, pivot saettanti a ricucir la tela, di un elaborato motociclistico ricamo. Volti sorridenti e palati soddisfatti, rientri di curve e memorabili tramonti, colonna sonora della nostra instancabile passione.

GiÒvanni

HPBikers Team e la Fioritura di Castelluccio@

13600030_10209606739873636_7798923896057587024_n

Ancora una volta il gruppo HP Bikers Team ha lasciato il segno nel panorama motociclista. All’ultima uscita del 10 Luglio erano ben 60 le moto accodate lungo il percorso dell’altopiano di Castelluccio che abbraccia Pian Grande, Pian Piccolo e Pian Perduto, per ammirare la Fioritura, un evento che si ripete solo tra la fine di Maggio e la metà di Luglio, quando colori vivaci come il rosso e il viola e le tonalità più tenui del giallo ocra e del bianco si mescolano insieme per creare una tela multicromatica senza paragoni.

Ammaliati dallo scenario dei Monti Sibillini, capitanati dall’imponente Monte Vettore, con i suoi 2476m di altezza, e dal caratteristico e suggestivo borgo di Norcia, bikers e cobikers con una impeccabile organizzazione alle spalle hanno condiviso emozioni e racconti, foto e ricordi in una giornata fantastica che si è conclusa a Terni davanti allo spettacolo mozzafiato delle Cascate delle Marmore.

Da soli si va veloci, ma insieme si va più lontano, è il motto del gruppo HP Bikers Team che uscita dopo uscita trascina un numero sempre più numeroso di motociclisti che oltre a condividere la passione delle due ruote, amano sentirsi liberi di esprimersi, senza veli e senza vergogna, e di emozionarsi lungo itinerari di volta in volta sempre più carismatici, che catturano il cuore e l’anima e che lasciano al rientro quel leggero senso di nostalgia.

Marta Cecchini

© Fiori&Fulmini_10 luglio 2016

13620948_10208540117733603_4279793959636081377_n

Quando mille moto invadono un paesino di duecento anime il tempo si ferma, all’ora del pranzo. Noi, sessanta di quei mille, belli, ordinati e colorati, proprio come quelle immense distese di fiori, protagonisti di una giornata vissuta bene. Portare a spasso sessanta moto non è uno scherzo, arrivare tutti insieme davanti a un dipinto naturale è una gioia. Il caldo torrido sopra ai mille metri, si sa, spesso chiama la pioggia, che fa bene ai campi, anche questo si sa. Nel paesino invaso, i vigili erano come figli dei fiori, tranquilli, nel caos generale di quella piazzetta microscopica, dispensavano consigli e informazioni, per lo più sulla posizione delle poche trattorie presenti. Deliziato il palato e lasciato l’Eden, ci siamo lasciati volutamente cadere tra le braccia di una Flaminia disegnata dal sole calante, un bel modo di riaccompagnarci verso casa.

  GiÒvanni

Arrabbiata 18 giugno 2016 ©

Arrabbiata 18 giugno 2016
Mancano pochi giorni e sarebbe stato solo un anno fa che per la prima volta con gli HP bikers ho fatto l’avvelenata. Non potrò mai dimenticarla… Allora erano paesaggi, sensazioni nuove, odori, non sapevo nulla di questo gruppo, a parte Flo tutti gli altri erano in pratica degli sconosciuti….
Filavano in tanti, si, molto organizzati, ma per me erano quasi dei marziani…. Sottostavano e regole curiose e terminologie ancora più curiose!!! Alcuni si capivano con uno sguardo o con un cenno. Si riconoscevano non dai nomi ma dalle moto. Per me erano in pratica tutte uguali, facevo giusto la distinzione tra quelle “da strada” e le altre.
Eh lo so…. Non vi facevo onore…. Sembra una vita fa…
Da allora ho saltato pochissime uscite, è stato tutto molto coinvolgente, paesaggi, percorsi, sensazioni e persone.
Bello rinascere a 44 anni e imparare tutto da zero di un mondo nuovo.
Ieri la strada che un anno fa mi aveva fatto tanta paura e provocato un mancamento mi è sembrata una bellissima strada da fare in moto, nemmeno tra le più impervie che abbiamo fatto. Stesse strade ma diverse sensazioni, diverse moto, diverse persone, diversa io!
Anche il gruppo è cambiato. Siamo sempre più numerosi, ora riusciamo a chiamarci anche per nome (almeno quelli che escono più di frequente)!!! Io so cosa è una derapata e un DB Killer, e conosco tanti altri termini e anche qualche modello di moto!!!
Sono molto felice, grazie a tutti i biker che in un anno hanno avuto la pazienza, il coraggio e la disponibilità a farmi condividere con loro le moto (loro compagne di viaggio), le strade e le loro sensazioni. 

Grazie HP Bikers Team
Carolina

© L’Avvelenata non s’ha da fare_18 giugno 2016

13443180_10208388757789699_3417325199483887336_o

“Quest’Avvelenata non s’ha da fare”, dissero le previsioni del tempo e noi, pur sapendo di essere dalla parte dei giusti, ci restammo male ancora una volta. “Ora basta”, disse il boss rivolto alle previsioni, “Non volete darci il sole? Vorrà dire che ce lo andremo a prendere!”. Questo narra la leggenda a proposito della nascita dell'”Arrabbiata”, giro al veleno, organizzato sognando in una notte, che “di mezza estate” aveva ben poco. Ore quattordici, il piazzale del TMR è in pieno sole, così come le dieci moto pronte a partire. La proposta è semplice: “Aperitivo al lago?” e a seguire, i maliziosi sguardi di intesa scambiati tra i presenti, lasciavano intendere che tutti sapevano di quale lago si trattava. Dopo soli settanta chilometri, ci troviamo a percorrere strade con panorami mozzafiato e il susseguirsi delle curve sembra non finire mai, mentre i raggi pomeridiani del sole cambiano il gioco delle ombre a cui siamo abituati. La sosta rifornimento al “benzinaio delle motozappe” è il preludio alla ciliegina che stiamo per mettere su questo sabato di moto, la strada del Passo delle Capannelle, qualcosa di veramente speciale, una giostra di curvoni di ogni raggio che scala la montagna e si immerge in luoghi naturali, dove il termine “rettilineo” non è mai stato usato. Giunti in cima al passo si respira un’altra aria, composta da ossigeno e voglia di fare subito un altro giro, ma l’aperitivo ci aspetta. Percorriamo così un altro tratto meraviglioso, ancora curve e colline, fino a che il lago di Campotosto ci appare in tutta la sua bellezza. Un clima fantastico, fatto di amicizia e goliardia, accompagna la bevuta di una buona Corona Extra, mentre un cielo azzurrissimo ci guarda e il lago, beh il lago, uno spettacolo.

    GiÒvanni

© Un giretto “estemporaneo”_05 giugno 2016

13335710_10208286469552557_1837954832818670862_n

Sveglio prima della sveglia, come sempre accade quando c’è un giro. Tutta la settimana attaccato al meteo, sperando che le nuvole, metà sole e metà pioggia, scegliessero il lato buono della mela, ma loro niente, lì, costanti e imperterrite come a dire: “andate, andate, tanto comunque vi becchiamo”. Va bene, il sole c’è e questo basta. 08.45, temperatura di non facile interpretazione, la Colombo in zona Eur, poco traffico e semafori verdi, ne approfitto per fare la esse di Piazza Marconi in piena accelerazione e non appena ne esco, col gas a manetta, per un istante tutto intorno il mondo si ferma. In perfetto stile manga, per un momento infinito, giro la testa e il mio sguardo si incrocia con quello di uno dei due motociclisti della municipale, nel frattempo fermi a fare rifornimento. Mi viene in mente che potrei salutarlo, come si fa tra biker, ma è meglio di no, tiro la staccata, esse del Palalottomatica e mi dileguo alla svelta. All’appuntamento, quattordici biker, non male per essere un giretto “estemporaneo”, compagni conosciuti e qualche bimbo nuovo, piccolo briefing come di consueto e ardua decisione se mantenere la meta dei Colli nonostante il tempo incerto; dopo una decina di secondi, la decisione è presa, si va. Mediana fast&furious, come da tradizione e pausa caffè in una Tagliacozzo domenicale; famiglie a spasso con bambini al seguito e vigili in chiacchiera con i notabili del paese ci osservano, accettando di buon grado la nostra temporanea e colorata invasione. E quindi i Colli, tortuosi e panoramici, invitano a danzare e noi non ci facciamo pregare. Nel tratto a scendere dal passo, giù fino a Carsoli, paghiamo il dazio meteorologico richiesto dalle nuvole bastarde, da bravi sottostiamo e arriviamo a valle ad andatura da parata. Nella manciata di chilometri del rettilineo successivo ci asciughiamo, sensazione piacevole. Svoltiamo per Riofreddo, poi verso Orvinio, un bel tratto misto a salire come aperitivo, che ci porta fino al centro del paese, dove aromi di pane fresco e pizza appena sfornati, danno il benvenuto alla sosta mangereccia.

  GiÒvanni

IL SOLE E’ DENTRO DI NOI… SEMPRE E COMUNQUE! ©

13310575_10209322657851763_6870509099716302070_n

“IL SOLE E’ DENTRO DI NOI… SEMPRE E COMUNQUE! come ormai da tradizione degli eventi HP Bikers Team (avviso alla gentile clientela: i prossimi eventi verranno spostati CAUSA BEL TEMPO), la nostra avventura toscana comincia all’insegna della pioggia! ma comunque sia, si prende e si parte quando il boss grida “IN MOTOOOOO”, ormai diventato un must come il mio “sta senz pnzier”. la sorte, non contenta della pioggia, ci si è accanita dopo qualche km di GRA contro la moto del povero Salvo. il motore del suo povero transalp “andava a 1”, ovviamente in un giorno di festa dove di certo i meccanici non pullulano! ma una chiamata a un buon amico e “salvo, vai con dios che st’amico te sistema la moto”. perdiamo salvo, che poi ci vedremo rispuntare al camping come nelle migliori apparizioni da “grande magooooo” . il viaggio, fatto di curve e paesaggi fantastici, prosegue… ovviamente con pioggia a scatafascio in alcuni tratti (di sole a catinelle nemmeno l’ombra) e abbiamo tempo perfino di imbucarci per pranzo ad una festa di paese. i giorni a seguire di questa avventura toscana saranno scanditi dalle previsioni meteo di macalgiuliacci, tante curve, tanti sorrisi, tanto cazzeggio, tanto “sto tempo di BIIIIIIP ha proprio rotto”, togli e metti l’antipioggia, la moto di salvo che funziona in maniera randomica (da qui il soprannome OGGI SI OGGI NO) ed infine anche una pazza ragazza olandese che viaggiava da sola da circa un mese, carica come un mulo e che, secondo le sue previsioni, tra qualche giorno dovrebbe essere a Roma. the last day: 5 giugno 2016, giorno per me importante perchè compio gli anni. e cosa potevo voler di più dalla vita? qualcuno potrebbe rispondere “una lucana”, e invece io dico “NO”! il giorno del mio compleanno io l’ho passato col sedere sulla mia moto, sparandomi altri 300 km circa di strada, con un gruppo di amici spensierati e vogliosi di GASSE, a ridere sotto il casco e alla mia corazza fluo per le avventure passate insieme e aspettando la prossima, preferibilmente con un sole che “spacca le pietre”! un ringraziamento allo “special one boss” Floriano, colui che come un talent scout mi mi ha “scoperto” quando da pochi mesi avevo la mia prima moto e mi ha reso partecipe alla costruzione di questa fantastica realtà chiamata “HP BIKERS TEAM”! saluti a tutti, il vostro PISOLO tratto da “Storie di vita vissuta… IN MOTO””

 

Raimondo Cuciniello

Siena on the road ©

Siena on the road, 2-5 giugno 201613308560_10209314928898544_8459419539169616167_o
Colline del chianti dalle onde sinuose e con colori unici, ricche di casali di una bellezza estrema e….. pollini pollini e tanti pollini!!!!! Eeeetcccciù!!!!
Passi che non avrei mai immaginato così belli sia per la strada che per i paesaggi. Presa un po’ di pioggia, ma tirando le somme, nemmeno poi così tanta….
Non in molti siamo riusciti a ricavare questi 4 giorni da dedicare a questa gita, ma tutti i partecipanti che lo hanno potuto fare hanno condiviso strade e sentieri, paesini e paesaggi, stanze e cibo, pioggia, arcobaleni e sole!
C’erano tanti motociclisti per le strade che abbiamo fatto e anche tanti ciclisti, belli questi gruppi tutti con bagagli stipati in borse minuscole e che si danno appoggio e staffette, proprio come noi!
Questa volta avevamo anche una “auto appoggio” usata da muletto porta bagagli e cibarie e guidata a guisa di Crudelia Demon lungo il passo del muraglione che per me sarà indimenticabile, spettacolooooooo!!!

Strettamente in ordine alfabetico i nostri eroi:
Catia che credo abbia portato bagagli di un ingombro pari a quello di almeno tre di noi, ma era perfetta, è riuscita a portare anche ben 2 paia di scarpe col tacco!
Fabio che si è gentilmente prestato a far frullare sulla sua moto un po’ di noi col suo immancabile sorriso, senza batter ciglio!
Flo che scandiva il tempo manco fosse un orologio svizzero. Si è spontaneamente esiliato nei bagni comuni, lasciando l’uso del bagno della sua casetta a noi donne…chapeau!
Gabriel che con la sua moto ha conquistato i bimbi toscani. Immancabile con la sua bandana o cappellino, perfettamente in armonia con i luoghi con la sua cadenza toscana!
Lorenzo che ha battezzato Ray con un nome davvero appropriato, e che riusciva ad attaccare bottone con tutti, monache e olandesi comprese!
Raimondo il “pisolo” della vacanza “invecchiato” di un anno. Un po’ segnato da allergia, ma sempre “fluo”, sia di carattere e di umore che di colori!!!
Riccardo che ha usato la sua moto come muletto quando abbiamo abbandonato l’auto appoggio. Generoso e sempre disponibile!
Rob & Sara. Lui nominato “responsabile meteo”, in pratica il Giuliacci de’ noantri. Lui che a volte con la faccia a punto interrogativo è come se ti dicesse: cheeeeeee???? Troppo divertente anche quando ti manda a quel paese con la sua voce delicata. E brava Sara che ha macinato tutti i chilometri con noi e che non paga, ha pure seguito Rob verso le 5 terre!
Sara il cui sorriso che girava a tutta faccia (dopo il giro sul frullino di Fabio) non dimenticherò mai! Bella lei!
Salvo che non si è mai arreso ai singhiozzi della sua moto. Alla fine ha risolto tutto con un po’ di coccole e copertine per tenere al caldo e protetta la sua moto! Una vera donna il suo mezzo!!!
Sandro diventato il mago dei selfie. Fotografa più lui che Henri Cartier Bresson!!!!!!
Simone ormai collaudato end pivot, rigorosissimo, nulla sfugge! Silenzioso ma sempre attento a tutto e a tutti, lo riconosci ovunque con il suo gilet di ordinanza fosforescente!
Grazie a tutti… a proposito io le tequila le ho pagate poi!!!!!
Carolina

Amici in giro! ©

Amici in giro!
Eccone solo due o tre, protagonisti di alcuni episodi che ricorderò davvero di questa vacanza (questi si che li ricorderò, atro che pioggia e cagotto!)

Catia. Ha montato sulla moto tutti i possibili zaini e valige che possedeva in modo da poter ospitare i bagagli di alcuni di noi che avrebbero dovuto portarseli in spalla. Ha montato 4 mega valigie e con gran disinvoltura si è caricata i bagagli di 5 persone. Tra peso e ingombro, la sua moto è diventata una specie di smart su due ruote….. E quando le ho detto che non avevamo lasciato spazio per portarci eventuali souvenir, senza perdersi d’animo ha subito risposto che in realtà potevamo legare sul serbatoio un ulteriore sacca se avessimo trovato il modo di fissarla…. . Catia cuore grande!

Flo. Iperattivo come sempre, per lui le giornate dovrebbero essere di 52 ore… Elegantissimo alla serata di gala ha dato un smacco a tutti!!! Il fatto che abbia piovuto mi è dispiaciuto più per lui che ha messo su un’organizzazione svizzera che non abbiamo potuto rispettare, che per non aver visto i posti… Ci rifaremo Flo! Il pivottismo democratico in autogestione secondo me è stato un successone, ha creato spirito di gruppo ed effettivamente non ci siamo persi!!!!! Grande iniziativa!!!

Alessia, ritornata in gita con noi. Finalmente!

Valerione, che nemmeno dopo una scivolata che gli ha fatto interrompere la vacanza, ha rinunciato al suo pacifico sorriso. Che bello!!! Beh…. ora che ci penso…. una volta lo ha perso il sorriso…. Quando in costiera stava per tirare fuori dal finestrino della macchina un tizio che ha dato ragione ad un automobilista imbec…. che aveva tagliato la strada alla moto del boss che per poco non diventava un adesivo sul cofano dell’auto…. Glielo avrebbe stampato volentieri un sorrisone tipo paresi…. Valerione, l’uomo dei sorrisi, più o meno…
Al rientro in autostrada, dal finestrino di un furgoncino che ci supera si agita per salutarci il braccio del conducente. Ricambio il saluto pensando che doveva essere anche lui un biker e questo salutarsi tra loro mi sorprende ancora. Un attimo dopo ci affianca dall’altro lato e vedo che un omone col viso nascosto dietro un telefonino ci scatta delle foto. Lo saluto pensando caspita, questo deve essere proprio un patito di moto! Ma l’insistenza del tizio è notevole nel cercare la posa giusta…. Guardo meglio e l’omone scosta il telefonino dal viso e si sposta di lato. Appaiono i sorrisoni di Valerione e Orietta che sono sul furgone rientrando verso Roma! Il braccio che salutava doveva essere quello di Luciano! Che sorpresa inattesa, ME-RA-VI-GLIA! Anche così abbiamo fatto un pezzo di strada insieme!!!!!!!!

… E FANCULO LA PIOGGIA CHE TANTO SE STIAMO INSIEME CI DIVERTIAMO QUALUNQUE TEMPO C’E’ !

 

Carolina

Breve storia: week end in costiera pioggia per 2 giorni ©

Breve storia: week end in costiera amalfitana col motoclub, pioggia per 2 giorni. Fine della storia!
In realtà quella che voglio raccontare non è nè una storia triste nè, ahimè per chi leggerà fino alla fine (a cui pongo le mie più cordiali scuse ma comunque RINGRAZIO), breve.
La storia ha inizio venerdì all’ora di pranzo: munito di carta e penna, comincio a fare una lista delle cose indispensabili da portare nel bagaglio ma soprattutto gli ultimi accorgimenti da fare alla moto prima di partire. Risultato finale: dopo l’ufficio si rimane chiuso in box fino alle 21:30 e poi a casa a preparare il bagaglio, cercando di far entrare tutto in una borsa da serbatoio (ottenendo un ottimo risultato, MODESTAMENTE).
Sabato, il grande giorno: il box si apre, la moto è lì che mi attende. Le parlo e mi affido a lei, la avviso che sarà una bella avventura a causa delle condizioni meteo e lei non mi dovrà tradire. Mi auguro il meglio partendo senza indossare l’antipioggia, ma già sul GRA i primi goccioloni mi stanno aspettando. Arrivati al parcheggio dove ci sono tutti i membri di questa spedizione, mentre ci stiamo attrezzando per partire e tutte le cerate antipioggia strusciano l’uno contro l’altra, sentendo quel fastidioso quanto protettivo SWISH SWISH, un bel temporale ci fa ritardare la partenza! Ma noi siamo troppi decisi per farci intimorire da “4 goce, tzè”!
Il percorso è accorciato, non prevede purtroppo tante strade dove le nostre belle bimbe sono capaci di piegarsi per più di 50°, ma il divertimento, le risate, le conversazioni nei momenti di pausa (e soprattutto la PIOGGIA) sono assicurate nonostante piccoli imprevisti.
Finalmente a destinazione, tutti negli spogliatoi a farsi una doccia calda e poi pronti per il “gran galà”. La sera trascorre felice tra conversazioni in cui il “vino veritas” e la “moto piegas”. Mentre fuori continua a piovere, e anche durante la notte lo scroscio della pioggia e i tuoni (ma anche un gallo che canta fuori orario, un cane e una civetta) la fanno da padrone.
The last day: date le condizioni la partenza è postecipata, il giro ridotto ulteriormente e percorriamo autostrada come se non ci fosse un domani!
E poi si torna a casa: nel box ripercorri con la mente tutti i momenti, i jolly giocati a causa dell’asfalto bagnato, le persone conosciute.. e ti rimangono tutti quei sorrisi, tutti quei visi che, nonostante la fatica della dura prova dei due giorni, ti salutano contenti, VIVI, sicuramente pronti per altre avventure!
GAS & LOVE FRATELLI E SORELLE, è stato un onore e sopratutto un PIACERE condividere con voi questi due giorni!

Raimondo Cuciniello

Il tempo delle “gole”_17 aprile 2016

Salto nel verde

Contrasti, questa la parola giusta; il sole e la luna, tanto per fare una citazione racing. La gioia di trovarsi catapultati in luoghi di rara bellezza, lontani anni luce dalla comune quotidianità, spettacoli naturali che dimostrano il senso della vita. Ma facciamo un passo indietro, sono le otto e dieci minuti, sul piazzale del Divino Amore c’è solo una moto, è rossa, col bauletto rosso, con dentro uno striscione rosso. Seduto al tavolino, in attesa degli altri pochi mattinieri, lui, l’artefice di quella che sarà una grande giornata di moto. Immagine antitetica questa, rispetto quella delle oltre quaranta moto, che nel frattempo, si stanno sommando e disponendo più o meno ordinatamente, nell’altro piazzale. La partenza del giro è un roboante insieme di suoni e di colori, che platealmente si riversa sulla Tiburtina. Il percorso scelto per arrivare alle “gole” è quanto di meglio un biker possa sperare e di nuovo contrasti, volate furibonde si alternano a “momenti panorama”, terminali che ululano al cielo, che lasciano il posto al borbottio di motori in passeggiata. Lasciata “la piana”, entriamo in un diverso mondo, sequenze interminabili di curve che si snodano tra rocce a picco, l’acqua del lago che affascina lo sguardo, rapito dai toni smeraldo. Strade che risalgono alte colline, un lungo serpente di moto a perdita d’occhio, pieghe che sembrano non finire mai e innumerevoli tornanti da prima. Due mucche al pascolo, lungo il ciglio della strada, ci osservano e sorridono al nostro passaggio, in fondo è domenica anche per loro.

GiÒvanni

Le gole del Sagittario

Le Gole

LA Domenica di aprile.

SI con la maiuscola, perché questa domenica 17 aprile 2016 é stata una grande domenica.
Io l’ho attesa con ansia per tanti motivi, la moto ovviamente, il luogo da raggiungere, la presenza di mia moglie, il gruppo con il quale esco.
Come sempre ho paura che qualcosa vada storto infatti stamane ho lisciato l’uscita per arrivare al TMR e allungato un tantino il tragitto…mi son detto ‘cominciamo bene!’ ma poi quando sono arrivato ho ritrovato le persone con cui ho scherzato su fb durante questi giorni d’attesa, i visi felici di chi é carico di adrenalina come te. Ti guardi intorno e capisci che la moto si vive in mille modi e speri di confrontarli con il tuo perché sono tutti belli e interessanti. Un caffè con chi conosci e con chi ti hanno presentato da poco, consigli ed esperienze vissute vengono condivise anche con chi non hai mai visto e di cui ricordi a malapena il nome…..certo il team HP nn ha bisogno di sviolinate, collaudato e impeccabile ma oggi mi ha colpito trovarmi con tante persone che senza questa passione nn avrei probabilmente mai incontrato, che mi hanno detto di loro con sincerità ed onestà e questo é un valore aggiunto importantissimo. Un pensiero e un grazie a tutti, spero di ritrovarvi presto.
Un ultimo grazie va a mia moglie; 12 anni fa ti presentasti così al ns primo appuntamento: pocahontas con le trecce da selvaggia, casco,tuta,stivali…..ohhh colpito e affondato!!! Altro che tailleur!

Alessandro Benvenuti

L’Isola che non c’é_03 Aprile 2016

 

12901318_10208854878277566_341818496962460262_o

“L’Isola che non c’é” invece c’era eccome, ma anziché arrivarci volando sui tetti di Londra in camicia da notte, lo abbiamo fatto attraversando la Maremma, vestiti di pelle. Così, come Peter Pan, siamo stati di nuovo eterni bambini alle prese con il nostro gioco preferito, insieme a tutti quelli che continuano a credere nelle favole. Ad andatura frizzante, l’orchestra composta da ben trentacinque elementi, ha eseguito i moltissimi brani dell’ampio repertorio di “valzer tra le colline”, nonché alcuni inediti “heavy metal di misto stretto”, che hanno lasciato strascichi di adrenalina negli stessi esecutori. Il finale, degno di un’opera straussiana, si è consumato con vista sul mare e soddisfazione del palato. A grande richiesta, poi, un lungo brano di ritorno, “allegro ma non troppo, ma forse qualcosa di più”, che ha contraddistinto la chiusura del concerto. In effetti non eravamo partiti da qui, ma nelle favole tutto può accadere.

GiÒvanni

Le Pale_20 marzo 2016

lepale

Due settimane intere a parlare di “pale”, poi arriva il giorno ed eccoci qua. L’espressione imbambolata e quasi sognante dei biker farebbe pensare all’arrivo della primavera, invece è solo felicità. Alcune delle cobiker arrivano abbigliate da domenica delle palme e un attimo dopo, non si sa da dove, riappaiono vestite e pronte come se dovessero correre un gran premio. Una nutrita partecipazione di lady biker completa il gruppo di trentasette moto. Il boss sale su una sedia e col popolo motociclista intorno, declama regole e consigli, poi, finalmente si parte. La lunga fila di moto si snocciola sui primi chilometri della via Ardeatina, lasciando un bel ricordo ai pellegrini del Divino Amore, poi la via dei Laghi e i Colli del Vivaro come gustoso aperitivo che precede l’ingresso sulla Tiburtina. Il barino di Arsoli ci accoglie sotto un magnifico sole, un buon caffè e di nuovo in sella. La variante veloce che congiunge Carsoli a Tagliacozzo è sempre uno spettacolo e le “sportive”, oggi in grande spolvero, scattano avanti facendo da apri pista, molto pista. Gli altri non lesinano certo il gas e il gruppo si ricompatta velocemente, fino a che la Piana del Fucino, estesa a perdita d’occhio, ci dice che siamo molto vicini all’obiettivo. Le cime innevate dell’appennino e l’aria primaverile creano un’alchimia che infonde passione, la stessa che ci ha portato fino a qui; ecco dunque Collarmele, ameno paesino alle pendici del Monte Sirente, ma soprattutto per noi, punto di partenza della Strada Regionale 5, la tanto attesa “strada delle pale”. Asfalto chiaro e perfetto, temperatura ottimale, traffico praticamente assente, il boss dà il via e la giostra comincia. Una ventina di chilometri di curve di medio e stretto raggio, dai rapidi cambi di direzione, immersi in un paesaggio quasi montano, dove diamo libero sfogo all’adrenalina accumulata; è libidine pura. Arriviamo tutti insieme allo Chalet, le moto saturano presto il piccolo parcheggio e l’odore dei motori caldi e dei pneumatici abrasi, lascia il posto a quello dei meritati spaghetti alla chitarra. Ci guardiamo soddisfatti, condividendo un unico pensiero: Cento di questi giorni HP Bikers!

GiÒvanni

1000 Curve Peglia_21 febbraio 2016

50's

Il giorno della “1000 curve” arriva, sembra una domenica come le altre, ma non lo è, l’elettricità nell’aria si avverte da subito e per dissiparne un po’, ci dedichiamo ad un inedito pre-briefing tra pivot; le moto saranno veramente tante, più di sempre. Dopo i consueti reciproci commenti su moto, gomme e abbigliamento scelto, partiamo alla volta del mitico distributore della Shell sulla Flaminia, dove siamo attesi da “quelli di Roma nord”. Lo spettacolo offerto dal gruppo unito lascia senza fiato, più di cinquanta moto, rombanti e colorate, riempiono il rettilineo di circa sette chilometri, che va dalla partenza alla prima curva. L’andatura è buona, nonostante la “massa critica” e la Flaminia culla il gruppo, mentre i pivot si alternano nei punti chiave a beneficio della sua fluidità. Passiamo Narni e poi Amelia, le moto scuotono la Valle del Nera, fino a Guardea; la strada è bella e invitante, tante curve, diamo gas ed è solo l’inizio. Arriviamo ad Orvieto, dove la pompa di benzina prevista per il rifornimento d’obbligo, viene presa letteralmente “in ostaggio”; facce sorridenti e gomme calde, è l’inizio della “mille curve”, strada tortuosa, in leggera salita, un misto non strettissimo, si gode. Il gruppo si distribuisce tra le varie andature, dai placidi passeggiatori, in armonia col paesaggio collinare e boscoso, al gruppetto di testa, con gomme e freni messi alla frusta. Divertimento puro allo stato solido, questa mille curve, grandi pieghe e tanto gas, ciò per cui siamo venuti.

GiÒvanni

Cori_17 Gennaio 2016

12573868_10207241819156950_7057610630595247288_n

 

La tramontana gelida sferza il piazzale, mentre un magnifico sole esalta la voglia di moto. Biker&Cobiker si salutano e si abbracciano, sicuri che anche oggi sarà divertimento. Strade dei Castelli, strade di curve, sei moto a sfidare il freddo. Si sale, Velletri, Rocca Massima, poi Segni, le dita soffrono e il caffè bollente, sorseggiato al caldo del barino di paese, riporta alla vita. I vecchietti seduti al loro tavolo, come sempre la domenica mattina, ci osservano immaginandoci alieni o forse, ricordando con profonda nostalgia le loro zingarate giovanili. Si riparte, strada stretta e tortuosa, scendiamo da un versante in pieno sole, respiriamo e diamo gas. Sui lunghi rettilinei e le curve veloci del ritorno ci distendiamo, il gruppo è fluido, quando una serie di nuove rotatorie dall’asfalto perfetto, ci invitano a ballare. Noi balliamo, naturalmente, chiudendo il giro con gli ultimi passi, della danza che amiamo di più.

GiÒvanni

Sperlonga_22 Novembre 2015

12273542_10206914435972575_6056117822129636928_o

 

All’appuntamento delle nove, sorridenti e felici come i bambini prima che cominci lo spettacolo del circo, non curanti degli addensamenti nuvolosi, che consigliavano i comuni mortali di restare a casa a vedere la televisione, partiamo. Saliamo su verso i Castelli e subito la pioggia ci ricorda che è novembre, andiamo avanti e la strada si snoda, siamo tanti ma ben organizzati; puntiamo verso Segni, il percorso è vario e naturalmente, non ci facciamo mancare la consueta dose di mulattiere, che questa volta scegliamo ben umide e intrise di muschio e foglie in traiettoria. Ripartiamo dalla pausa caffè sotto un intenso piovigginare, ma la strada ci prende ugualmente e non appena “scolliniamo” ecco apparire il sole; prende vita allora l’ottimismo e non appena il tratto lo consente, apriamo gioiosamente il gas. Sperlonga ci accoglie con un sole primaverile, che in pratica resta a pranzo con noi; il rientro è un lungo rettilineo baciato da un tramonto spettacolare che sembra farci i complimenti per averlo scelto.

GiÒvanni

Isola Liri 2016

12622536_10207180458502308_6444129915416155180_o

Ma quanto è stato bello oggi????!!!!!!!!!
Cielo terso, sole e temperatura mite, strada bellissima, cosa potevamo sperare di più?????
E dire che ieri sera dopo la pioggia mi sono detta che avrei deciso solo stamattina se unirmi al gruppo, in base al tempo. E stamattina, impaziente come una alunna il giorno della gita, ho aperto la finestra per guardare fuori e…….. SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!! Si esce!!!!! Posso sfidare gennaio!!!!
Vero è che comunque mi sono imbottita talmente tanto che sembravo rotonda…. Sotto i pantaloni e giacca da moto già imbottiti, avevo 4 strati termici aggiuntivi…….. sarà per quello che gli stivali di due misure più grandi mi stavano strettini??????? Ci ho messo 25 minuti per indossare tutti gli strati, manco fossi stata una dama dell’ottocento…. Ho poi scoperto di non essere stata l’unica!!!!!!!
Ma una volta completata la difficile operazione di vestimento, si va!!!!!
Al punto di raccolta eravamo tutti con un sorrisone a tutta faccia, numerosi e desiderosi di partire.
La strada è stata bellissima, come poche. Pochissime macchine, strada asciutta, immersa nel verde o tra borghi… il sole a picco, devo dire che ce la siamo proprio goduta!!!!! Sarà che erano quasi due mesi che non uscivo con il gruppo, ma è stato veramente bello ritrovarsi e riscoprire le emozioni che sento ancora nuove e a cui ancora non riesco ad abituarmi.
La salita di Castel Gandolfo, il giro lungo il lago, la strada verso Nemi e poi oltre…. Sensazioni sopite, lontane… respiro profondamente e mi guardo intorno, vedo 25 moto che serpeggiano lungo la strada… spettacolo!!!
Strade diversamente vissute oggi insieme ad amici ritrovati che tra la perdita di uno specchietto, un radiatore impazzito e un pivot che si affianca e ti spegne il motore, ti fanno sentire parte di un mondo dove si condivide una passione comune, il piacere di andare e fare gruppo e la “cazzaraggine”!!!!
I pivot, pilastri di sempre, in attesa paziente agli incroci e dopo un attimo, schegge impazzite che risalgono su e giù per la fila delle numerose moto per riacchiappare tutti…
Ogni uscita siamo sempre più gruppo, e non persone che si trovano solo a fare strada insieme, è veramente per me ancora tutto come fosse la prima volta!!!
Peccato che Fabio ci abbia abbandonato prima di arrivare al ristorante perché se avesse mangiato con noi la carbonara, si sarebbe sicuramente ripreso!!!!!!
Unico neo, le continue soste per la benzina che l’end pivot si è vissuto per aspettare i biker che si rifornivano…. Fino a che, ormai insofferente snocciolava una massima degna di Osho: “Dovete fare rifornimento alle soste previste perché le moto vanno a benzina non a pipì!”
E con questo chiudo… e grazie a questo meraviglioso team!!!

 

Carolina

Amiata 2015

12094855_10206601906918880_718105907989136926_o

E anche stavolta un bellissimo giro!!! Il programma ci ha portato sull’Amiata, dove i colori dell’autunno erano davvero spettacolari…. Abbiamo percorso strade meravigliose con costruzioni e paesini etruschi immersi nei boschi dalle sfumature verdi, gialle e marroni. Sembrava un documentario!!!! Un po’ di freschetto in cima, ma il tempo è stato m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o!
Il boss Floriano sempre in testa, Raimondo fedele end-pivot con il suo giubbino nuovo fiammante, Valerione e Giuseppe i pivot impazziti a tenere le fila del gruppo….
L’esperienza fatta dalla postazione di testa al gruppo è diversa, si sente la responsabilità del gruppo, delle tappe e dell’andatura e bisogna affidarsi ai pivot e soprattutto end-pivot per “sperare” che non si perda nessuno, dato che dalla testa della fila non si riesce a vedere il gruppo intero…
Io inizio a distinguere qualche moto oltre che i nomi delle persone del gruppo! Finalmente!!!!!!!!! E riesco anche a stare con gli occhi aperti quando il biker che mi ospita accelera all’impazzata!!!! Sono molto orgogliosa dei miei progressi! Inoltre, cari amici biker, ricordate che le cobiker come me quando montano in sella, fanno un atto di fede. Affidiamo le nostre vite nelle vostre mani e confidiamo nelle vostre capacità di controllare la moto e le situazioni. Teniatene conto…..
Per la prima volta ho notato un aspetto negativo, i jeans che puzzavano di motore e scarichi!!!!! Non significherà mica che sto perdendo l’entusiasmo della novità motorifera?!!!!! Speriamo di noooooooooooo!
Un benvenuto ai nuovi arrivati e grazie a Katia e Sara che pur di condividere una giornata in compagnia del gruppo si sono arrampicate in auto fino alla cima, braveeeee!!!

 

Carolina